
Durante una recente visita a una mostra d'arte locale, il nostro team si è imbattuto in una breve intervista su Exibart 130 che ci ha colpito profondamente. In Legami Inattesi, l'artista e filosofo Francesco D'Isa riflette sull'IA generativa in un modo che sembra sorprendentemente nuovo.
D’Isa non considera l'IA un rivale della creatività umana. Invece, ci ricorda che l'umanità è “sempre stata artificiale”, plasmata dagli strumenti che inventiamo. Per lui, l'IA generativa è semplicemente un altro mezzo: “un nuovo pennello, un nuovo pigmento, un nuovo linguaggio”. Quell'immagine ci è rimasta impressa a lungo dopo aver lasciato la galleria.
Come si collega questo a DIVETOUR2
In DIVETOUR2, spesso ci ritroviamo a pensare in modo simile. La tecnologia non è neutra, ma non è nemmeno un destino. Ciò che conta è l'intenzione e la consapevolezza che portiamo con noi.
Alcuni spunti dalla riflessione di D'Isa risuonano fortemente con il nostro lavoro:
Capire il backstage: come ogni artista che impara nuovo materiale, stiamo approfondendo come funziona l'IA generativa e quali sono i suoi rischi.
Tenendo un occhio critico: stiamo affrontando i modi in cui l'IA può rafforzare stereotipi o amplificare pregiudizi, ed esplorando come contrastare tutto ciò.
Progettare pensando a tutti: Il nostro obiettivo è creare ambienti di apprendimento in cui la diversità non sia semplicemente riconosciuta, ma attivamente valorizzata.
Al centro del progetto c'è un'idea semplice: se l'IA è un nuovo pennello, allora abbiamo la responsabilità di decidere quale tipo di quadro dipingeremo con esso. Vogliamo che quel quadro sia uno in cui le persone si sentano viste, rispettate e incluse, non nonostante la tecnologia, ma attraverso di essa.