Introduzione
Diversità, equità e inclusione
Intelligenza artificiale generativa

Lezione 5 - Test di verifica

Questo test ti aiuterà a ripassare e fissare i concetti principali che hai incontrato nella Lezione. Ogni risposta esatta contribuisce a accumulare i punti che misurano i tuoi progressi nel percorso. Completarlo, inoltre, è un passo in avanti per ottenere il badge a fine corso.

Leggi o ascolta la storia e rispondi alle domande.

È lunedì mattina e Jonas è appena arrivato in una piccola cittadina sul mare per il suo tirocinio Erasmus+ in un ente locale di promozione turistica.

La sua tutor, Meryem, gli chiede di dare una mano con i contenuti per la stagione estiva:servono post per i social, un itinerario gastronomico e qualche video breve per il sito.

Jonas si mette al lavoro. Apre un chatbot e chiede di scrivere un articolo sui migliori B&B della zona. Il testo generato è fluido, ben scritto, convincente. Ma leggendolo con attenzione, Jonas si accorge che c'è qualcosa che non va: ci sono riferimenti così precisi alle esperienze degli ospiti che chiunque li conosca potrebbe riconoscerli. Jonas ci pensa un attimo. L'estate scorsa una compagna di scuola aveva postato un video della classe senza chiedere a nessuno, e la cosa aveva creato grossi problemi. Lo segnala a Meryem, che gli spiega che è esattamente per questo che nell'ente ogni contenuto generato dall'IA passa per una revisione umana prima di essere pubblicato: "Non pubblichiamo niente prima che qualcuno lo abbia letto e approvato".

Il giorno dopo Jonas lavora sull'itinerario gastronomico. Chiede all'IA di suggerire posti dove mangiare nella regione e il risultato è elegante: ristoranti con menu degustazione, abbinamenti di vini, piatti d'autore. Tutto molto bello, ma Jonas conosce bene la zona: ci sono trattorie fantastiche, focaccerie storiche, posti dove una famiglia può mangiare benissimo senza spendere una fortuna. L'IA li ha completamente ignorati. Riscrive l'itinerario a modo suo, mescolando quello che gli suggerisce l'IA con la sua esperienza diretta. Poi ricontrolla ogni nome, ogni indirizzo, ogni orario di apertura. Sa che l'IA può inventare cose che non esistono. Gli è già successo: aveva ricondiviso nelle storie una notizia su un concerto nella sua città. Sembrava vera — c'era il luogo, la data, il nome dell'artista — ma era del tutto inventata, e ci era rimasto male.

Nel pomeriggio lavora al video.Meryem gli dà le foto scattate durante un sopralluogo ai sentieri costieri e Jonas usa l'IA per montarle in un reel con transizioni, musica e un voiceover. Il risultato è bello, ha un buon ritmo. Ma riguardandolo, Jonas nota tre problemi. Primo: l'IA ha esaltato i colori a tal punto che il sentiero sembra quasi tropicale — verdi intensi e cielo di un azzurro impossibile. È bello, ma non corrisponde a ciò che un visitatore vedrebbe davvero. Jonas attenua le modifiche. Poi ascolta con più attenzione la musica di sottofondo — assomiglia in modo sospetto a una canzone famosa, e la sostituisce con una traccia libera da diritti. Infine, si accorge che mancano i sottotitoli. Il video sarebbe incomprensibile per chi ha una disabilità uditiva, o semplicemente è in treno e non ha le cuffie. Aggiunge i sottotitoli in due lingue prima di inviare la bozza a Meryem.

Venerdì, riunione di team. Meryem chiede a Jonas di raccontare com'è andata la prima settimana. Jonas parla dei contenuti che ha preparato, degli errori che ha trovato, delle cose che ha corretto. Poi aggiunge qualcosa che non era previsto.

Dice che da quando ha iniziato a occuparsi di questi temi ha iniziato a pensare anche a un'altra cosa: il consumo di energia.Jonas è sempre stato attento all'ambiente — va a scuola in bici, compra nei mercatini dell'usato, spegne le luci quando esce di casa — e ha scoperto che ogni richiesta fatta all'IA ha un costo energetico. I server che elaborano le risposte consumano elettricità e acqua per il raffreddamento. Non è enorme per una singola domanda, ma moltiplicato per milioni di utenti al giorno il numero diventa impressionante. Propone al team di riutilizzare e adattare i contenuti esistenti quando possibile: un piccolo gesto, ma coerente con i valori dell'organizzazione.

Jonas torna a casa e ripensa alla settimana. Una settimana fa Jonas usava l'IA per farsi aiutare con i compiti e per generare filtri divertenti da mandare in rete. Ora la vede diversamente. Gli sembra uno strumento utile per il lavoro, ammesso che chi lo usa continui a pensare con la propria testa. E forse, pensa Jonas, è questo il punto: non è l'IA che deve essere intelligente. Siamo noi.