Introduzione
Diversità, equità e inclusione
Intelligenza artificiale generativa

4.1 Di cosa sono fatti i sogni e cosa li limita

Ogni persona intraprende il proprio percorso di apprendimento con dei sogni, con aspirazioni su chi potrebbe diventare, su che cosa potrebbe fare e su come potrebbe fare la differenza. Eppure, troppo spesso, alcune studentesse e alcuni studenti smettono di credere nei propri sogni prima ancora di averli davvero iniziati a inseguire.

Immaginate una studentessa appassionata di tecnologia che non prende mai in considerazione una carriera nell'analisi dei dati turistici perché non ha mai visto una donna in quel ruolo.

Oppure uno studente entusiasta del settore dell’ospitalità che evita un percorso come esperto di turismo del benessere perché questi ruoli vengono ancora percepiti come “non abbastanza maschili”.

Una studentessa migrante o uno studente migrante, fluenti in più lingue, potrebbero pensare che un prestigioso ruolo alla reception di un hotel non sia alla loro portata, perché nelle pubblicità del settore non compare mai nessuna persona con il loro accento.

Oppure una studentessa con disabilità motoria o uno studente con disabilità motoria potrebbe rinunciare a un futuro nel turismo, magari come guida per il turismo accessibile, perché i video promozionali non includono persone come lei o come lui. Queste non sono storie isolate: sono il sintomo di una barriera silenziosa e diffusa che ostacola le aspirazioni, il cosiddetto Dream Gap.


Che cos'è il Dream Gap? Una definizione che affonda le sue radici nella rappresentazione

Il Dream Gap descrive il modo in cui gli stereotipi e la mancanza di modelli di riferimento in cui identificarsi possono portare ragazze e ragazzi a mettere in dubbio il proprio potenziale. Nato inizialmente negli studi di genere, questo concetto mostra come, già intorno ai sei anni, molte bambine inizino a credere che i bambini abbiano più probabilità di essere “davvero intelligenti”. Questo dubbio verso sé stesse si costruisce attraverso anni di messaggi sociali: libri, televisione, commenti degli adulti e persino giocattoli. Crescendo, molte ragazze finiscono per limitare i propri obiettivi e, verso i dodici anni, iniziano a orientarsi solo verso ruoli tradizionalmente considerati “femminili”.

Questo fenomeno riguarda però chiunque non si veda rappresentata o rappresentato in un certo percorso professionale: etnia, disabilità, classe sociale, corporatura, lingua o provenienza geografica influenzano la percezione di ciò che appare raggiungibile.

La ricerca mostra che i modelli di riferimento contano: quando studentesse e studenti non vedono “persone come loro” in determinati settori, quei percorsi appaiono lontani o irrealistici; al contrario, quando le vedono, tutto cambia e quegli stessi obiettivi sembrano molto più possibili.

Il Dream Gap è, in fondo, un divario di visibilità e inclusione: ridurlo significa aprire la strada affinché tutte le studentesse e tutti gli studenti possano seguire i propri interessi reali senza limiti.


L’impatto sull’istruzione e formazione professionale (VET)

Questo tema è particolarmente rilevante nell’istruzione e formazione professionale, o VET. Le studentesse e gli studenti scelgono spesso il proprio percorso professionale durante l’adolescenza, quando gli stereotipi hanno già iniziato a radicarsi. Per questo motivo, molti settori rimangono fortemente segregati per genere.

Per esempio, nel settore dell’ospitalità possono esserci più donne, ma ambiti come il turismo avventuroso o i ruoli tecnologici restano ancora prevalentemente maschili.

Anche la rappresentazione influisce sul coinvolgimento: se una studentessa con disabilità o uno studente con disabilità, per esempio, si sente fuori posto in un corso di organizzazione eventi, sarà più probabile che perda motivazione o interrompa il percorso. Al contrario, vedere modelli di riferimento vicini alla propria esperienza rafforza la fiducia e favorisce la permanenza nel percorso formativo.

L’Intelligenza Artificiale aggiunge un ulteriore livello di complessità e, se non viene monitorata, può rafforzare questi divari, ad esempio suggerendo chef uomini e donne addette alle pulizie.


Cosa possiamo fare?

Ridurre il Dream Gap richiede un’azione intenzionale e costante da parte di istituzioni, persone che insegnano e comunità. Ecco alcuni passaggi fondamentali per docenti e formatrici e formatori:

  • Mostrare modelli di ruolo diversi: invitare relatrici e relatori provenienti da gruppi sottorappresentati e usare video, poster e casi.
  • Utilizzare materiali inclusivi: rivedere libri di testo e siti web, scegliendo immagini che riflettano la diversità.
  • Mettere in discussione gli stereotipi: durante l’orientamento professionale, parlare apertamente di supposizioni e aspettative. Incoraggiare studentesse e studenti a considerare i percorsi che li interessano davvero, anche quando sembrano non convenzionali.
  • Riflettere sull'influenza dei media: aiutare studentesse e studenti a esplorare in che modo si sono formate le loro idee sul lavoro. Per esempio, si può chiedere: chi hanno visto svolgere questi mestieri? Quelle rappresentazioni sono realistiche?
  • Usare i dati per individuare i divari: monitorare iscrizioni e completamenti in base a genere, disabilità e background. Se alcuni gruppi risultano sottorappresentati in determinati corsi, si possono sviluppare azioni mirate di coinvolgimento.
  • Formare gli insegnanti e il personale: proporre momenti formativi sui bias inconsapevoli e sulle pratiche didattiche inclusive, così da aiutare chi insegna a creare classi accoglienti e di supporto.

L’obiettivo è semplice: nessuna studentessa e nessuno studente dovrebbe ridimensionare i propri sogni solo perché non riesce a vedersi nell’immagine proposta. La rappresentazione offre il permesso di immaginare di più e la fiducia necessaria per provarci davvero.


La lezione in breve

Riassumiamo

Il Dream Gap si manifesta quando smetti di credere che un certo lavoro possa essere anche il tuo, semplicemente perché non hai mai visto nessuna persona simile a te svolgerlo. Non riguarda ciò che puoi o non puoi fare, ma ciò che ti è stato mostrato. Nel turismo, può portarti a dubitare del tuo posto in un settore che in realtà ha bisogno di persone molto diverse tra loro. Prestare attenzione a chi viene rappresentata e rappresentato e includere la diversità nelle proprie idee e nel proprio lavoro di gruppo aiuta a trasformare il turismo in un ambito in cui tutte e tutti possano immaginarsi di avere successo.

Dalla teoria alla pratica

Sei in classe e state ragionando su possibili percorsi professionali futuri. Un’amica dice che le piacerebbe lavorare all’estero come tour manager, ma pensa che “non sia un lavoro da donne”. Cercate insieme alcuni esempi e trovate diverse professioniste che guidano con successo tour internazionali. Il suo entusiasmo ritorna, e tutte e tutti vi rendete conto di quanto sia potente vedere esempi reali capaci di rompere schemi ormai superati.

Nel tuo lavoro futuro

Il turismo ha bisogno di professioniste e professionisti capaci di vedere il potenziale nelle persone, non i loro limiti. Quando riconosci e condividi storie di successo diverse, nel tuo team, nella tua comunità o nel tuo luogo di lavoro, aiuti altre persone a immaginare possibilità che prima non avevano considerato. Costruire questo senso di visibilità e fiducia rende il turismo più innovativo, più accogliente e più equo.

Fermati un momento a riflettere

C’è mai stato un sogno che hai pensato non fosse “per una persona come te”? Che cosa ti ha aiutata o aiutato a cambiare questa convinzione, oppure che cosa avrebbe potuto farlo?